Questo può servirti: i voucher INPS non esistono più — le prestazioni occasionali si pagano con ritenuta d’acconto.
Dal 1° gennaio 2020, il mondo del lavoro occasionale in Italia ha subito un’importante trasformazione. Gli ormai noti voucher INPS, utilizzati per remunerare i lavoratori occasionali, sono stati definitivamente aboliti. Questa decisione è stata presa per adeguare la normativa italiana alle disposizioni comunitarie e per garantire maggiore trasparenza e sicurezza nei rapporti di lavoro.
La fine dei voucher INPS
I voucher INPS, introdotti nel 2008, erano uno strumento molto utilizzato per pagare i lavoratori che svolgevano attività occasionali. Questi voucher potevano essere acquistati dai datori di lavoro e utilizzati per compensare i lavoratori per le loro prestazioni. Tuttavia, con la legge 81/2017, meglio conosciuta come “Decreto Dignità”, si è stabilito che i voucher non sarebbero più stati utilizzabili per nuove prestazioni di lavoro occasionale a partire dal 1° gennaio 2020.
La decisione di abolire i voucher è stata presa per diverse ragioni. Innanzitutto, per evitare fenomeni di abuso e di elusione delle normative sul lavoro. Molti datori di lavoro, infatti, utilizzavano i voucher per mascherare rapporti di lavoro subordinato, privando i lavoratori dei diritti garantiti dalla legge. Inoltre, l’abolizione dei voucher è stata anche un modo per incentivare i datori di lavoro a optare per forme contrattuali più trasparenti e sicure.
Le prestazioni occasionali con ritenuta d’acconto
Dal 1° gennaio 2020, le prestazioni occasionali devono essere compensate con la ritenuta d’acconto. Questo significa che i datori di lavoro devono applicare una ritenuta del 20% sul compenso lordo pagato al lavoratore, a titolo di imposta sul reddito. Il lavoratore, a sua volta, dovrà dichiarare questo reddito nel proprio modello dei redditi.
La ritenuta d’acconto è un meccanismo contabile che serve a garantire che il lavoratore paghi le imposte sul reddito in maniera corretta. In pratica, il datore di lavoro trattiene una quota del compenso lordo e la versa all’Agenzia delle Entrate, in nome e per conto del lavoratore. Quest’ultimo, come già detto, dovrà poi dichiarare questo reddito e, se del caso, potrà beneficiare di eventuali deduzioni o detrazioni.
Come funziona la ritenuta d’acconto per le prestazioni occasionali?
La ritenuta d’acconto per le prestazioni occasionali funziona in modo relativamente semplice:
- il datore di lavoro deve applicare una ritenuta del 20% sul compenso lordo pagato al lavoratore;
- la ritenuta deve essere versata all’Agenzia delle Entrate entro il giorno 16 del mese successivo a quello in cui è stato pagato il compenso;
- il lavoratore deve dichiarare il reddito percepito nel proprio modello dei redditi.
È importante notare che la ritenuta d’acconto non è dovuta se il lavoratore fornisce la certificazione di essere iscritto ad un albo professionale o di essere un lavoratore autonomo.
Obblighi del datore di lavoro
I datori di lavoro che intendono avvalersi di prestazioni occasionali devono essere a conoscenza degli obblighi che gravano su di loro:
- debbono applicare la ritenuta d’acconto del 20% sui compensi erogati;
- debbono versare la ritenuta all’Agenzia delle Entrate entro i termini previsti;
- debbono fornire al lavoratore una certificazione del compenso erogato e della ritenuta applicata.
Conclusioni
L’abolizione dei voucher INPS e l’introduzione della ritenuta d’acconto per le prestazioni occasionali rappresentano un importante passo avanti verso la regolarizzazione e la trasparenza dei rapporti di lavoro in Italia. I datori di lavoro e i lavoratori devono essere consapevoli delle nuove regole e adempiere agli obblighi previsti dalla legge per evitare sanzioni e problematiche di natura fiscale.
In definitiva, l’evoluzione normativa sul lavoro occasionale punta a garantire maggiore sicurezza e trasparenza, allineando le disposizioni italiane con le indicazioni comunitarie e favorendo un mercato del lavoro più equo e regolamentato.
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